Photocircuito presenta: iPhoneografia

In mostra a Milano dal 10 aprile

di fotogriPhone
8 apr 2013

Diffondiamo volentieri il comunicato stampa inviatoci da un nostro lettore ed inerente l’inaugurazione a Milano della mostra iPhoneografia il 10 Aprile alle 18.30 presso lo Studio Raffaello Giolli Arte Contemporanea, in Vicolo Lavandai 4.

Ecco il testo del comunicato, a cura di Giuseppe Giacobino:

“Mercoledì  10  Aprile alle ore 18:30, si inaugura, presso lo Studio Raffaello Giolli Arte Contemporanea, Vicolo Lavandai, 4 – 20144 – Milano, il progetto di diffusione della fotografia contemporanea denominato “PHOTOCIRCUITO”: progetto, a cura della giovane galleria milanese specializzata in fotografia e videoarte, che prevederà a breve una piattaforma composta da vari spazi pubblici in cui a cadenza mensile esporre opere di autori emergenti negli ambiti delle nuove tendenze della fotografia e della videoarte.
“IPHONEOGRAPHIA” è il tema della mostra che si inaugurerà mercoledì 10 aprile, e che darà il là a questo progetto.   Gli artisti iphoneographers di questa mostra sono: Nicola Bertoglio (testimonial dello Studio Raffaello Giolli per quanto riguarda l’iphoneografia) e gli iphoneographers emergenti Alessandro Rindone, Chandrinka Ego, Cinzia Zagato, Daniele Mariani, Giorgio Violino, Laura Butti, Dafne Lopiano, Lorenzo Filiberto Ferraris, Paolo Cortese, Renato Luchini, Studio Zud, Susanna Zoppelli.

Col termine “iphoneografia” si intende la prassi fotografica digitale data grazie l’ausilio di telefonini di ultima generazione.
Potremmo concludere pure così ? A mo’ di vocabolariuccio pret-à-porter?  Alcuni nostalgici dei “ bei tempi che furono” forse lo gradirebbero, ma chi come noi si occupa di arte contemporanea non può.  L’arte è un processo in continua evoluzione, e i dispositivi tecnologici recenti sono da considerarsi gli artefici principali del suo ultimo mutamento.
L’iphoneografia è una praxi epifenomenica al liberalismo operato da internet.
Un liberalismo fatto soprattutto di immagini, aventi come comune denominatore una vocazione ben descritta dal motto di youtube: “ broadcast yourself”. Internet e le sue nuove protesi sono una megagalattica pianola con cui tutti vogliono fare musica. Che sia musica da camera, musica rock o una strimpellata insensata poco importa, tutti possono e devono mettervi mano.
L’iphoneografia non riflette solo questo dato palese, ma nasconde (come il sommerso di un iceberg) qualcosa di più: una nuova definizione dell’arte e anche un elemento che definirei archetipico.  La definizione dell’arte che pareva essere quella più accreditata (anche se le definizioni dell’arte sono un continuo mutare come l’arte stessa), prima dell’avvento di internet e dei suoi protesici strumenti, fu quella citata dell’estetico Dino Formaggio nel libro l’arte. La sua definizione andrebbe interpretata su per giù così: “è arte tutto quello che gli esperti lasciano passare dal loro setaccio” . Ora, però, non essendoci più filtri censori alla divulgazione delle immagini, comprese quelle a vocazione artistica, tale definizione decade a favore di quella che reputo sia l’attuale: “è arte tutto ciò che si pone a tale volere” . Fare i conti con tale definizione, implicherebbe un reinterpretare l’estetica contemporanea tenendo conto degli elementi rivoluzionari che sono sopraggiunti, non vuol dire che sia finita per l’arte (come già alcuni pensano), anzi, significa semplicemente che si rincomincia. Poi, come dicevo, c’è anche un aspetto che paradossalmente definirei archetipico, uso la parola “paradossalmente” perché se pur la tecnologia e le possibilità che essa offre siano sguardi gettati verso il futuro, non per scomodare De Chardin, credo che le due cose si tengano. Infatti l’iphoneografia: questo smodato produrre immagini col telefonino, riflette una pulsione archetipica, riflette quella pulsione di immortalità insita nell’individuo che si esplica nel lascito di una propria traccia.  In definitiva, credo che l’iphoneografia sia proprio l’espressione contemporanea di questa pulsione connaturata nell’uomo. Questa mostra, allora, sembra essere una cosa più seria di quanto sia apparsa subitanea dal titolo, come del resto lo è l’arte, come del resto, nel nostro piccolo, lo siamo anche noi che vi partecipiamo.”



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